ARTIGIANA DEI FIORI A NEW ORLEANS

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Avendo lavorato come organizzatrice e designer di eventi per molto tempo, il mio occhio è naturalmente attratto da profili social che richiamano il mondo degli eventi, dei matrimoni e del floral design. Èd è proprio girovagando su Instagram che il mio occhio è caduto sul profilo di Stefania Boiani, una talentuosa fiorista marchigiana ora residente niente di meno che a New Orleans. Ci seguivamo sui social da un paio di anni e più la seguivo, più mi chiedevo come ci fosse finita una marchigiana dall’altra parte del mondo, in una città che per svariate ragioni mi affascina da sempre. Francamente non credo che esista un singolo individuo al mondo che non abbia subito il fascino di New Orleans: il jazz, l’architettura in stile europeo, i tropici a due passi, quel sentore di vecchia Europa, per non parlare dell’affascinante accento del sud degli Stati Uniti. Bene, Stefania vive proprio qui da ormai nove anni e di recente mi ha raccontato la sua storia e di come tanto tempo fa ha lasciato la città della musica marchigiana, Pesaro, per trasferirsi in un altra città molto musicale, New Orleans.

Stefania, come ci è finita una pesarese in Louisiana?

Circa dieci anni fa ero una studentessa di lingue all’Università di Urbino e l’ultimo anni vinsi una borsa di studio per andare a studiare negli Stati Uniti per un semestre. Dal momento che ero un’appassionata di musica e avevo già lavorati in grandi festival internazionali, il mio sogno era quello di specializzarmi nell’organizzazione di eventi musicali e quindi New Orleans, con la sua pazzesca scena musicale, mi parve una scelta naturale. Ovviamente chi si immaginava che sei mesi si sarebbero trasformati in nove anni e che un giorno sarei pure diventata cittadina americana?

Cosa ti piace di New Orleans?

Innanzi tutto, le dimensioni. New Orleans è una città vivace, ma non possiamo nemmeno per un istante compararla a quelle enormi metropoli americane. È decisamente vivibile. Mi ricorda inoltre molto l’Europa grazie all’architettura francese e spagnola. Altro aspetto non trascurabile è la grande comunità di artisti che vive e opera qua e che la rende una città veramente creativa e questo è stato forse l’aspetto che inizialmente mi ha colpito di più. Infine lo stato della Louisiana vanta una natura tropicale selvaggia e lussureggiante molto diversa da quella italiana.

Cosa ti ha portato a restare qua oltre i 6 mesi di borsa di studio?

Me l’ero goduta talmente tanto durante quei sei mesi negli Stati Uniti, che decisi di provare a restare più a lungo. Riuscii ad ottenere uno stage presso una società di organizzazione eventi e questo mi consentì di prolungare il mio visto negli States. Poco dopo lo stage si trasformò in un lavoro vero e proprio che mi portò in California dove per un anno lavorai al Coachella Festival. Questa si rivelò un’esperienza essenziale perché mi fece comprendere che il settore musicale non faceva per me: il suo ritmo era troppo serrato e richiedeva viaggi costanti. La California poi è un posto senz’altro fantastico, ma anche molto costoso così decisi di tornarmene a New Orleans pronta ad intraprendere nuove strade.

Come avvenne il passaggio da organizzatrice di eventi a floral designer?

Fu abbastanza casuale. Quando tornai a New Orleans un amico di un amico mi disse che un conosciuto fiorista della città era alla ricerca di un aiutante: io non ci pensai su, mi candidai per quel ruolo e ottenni il lavoro al Thibodeauxs Floral Studio. Questo studio aveva aperto le porte 60 anni prima e l’approccio era un po’ datato quindi successe che mentre proprietario mi insegnava le tecniche del floral design, io lo aiutai a svecchiare un po’ la sua immagine: lo aiutai a creare un sito e a mettersi sui social in modo da creare per lo studio un’immagine più moderna che avrebbe riflettuto anche gli ultimi trend del floral design.  Questa combinazione si rivelò un successo e lavorammo assieme per cinque anni. Mi offrì pure di rilevare l’attività, ma io non me la sentii: gestire un’attività del genere richiede di essere stanziali in un posto e io volevo avere la libertà di tornarmene nelle Marche quando volevo. Al momento lavoro in un altro studio in città assistendo le spose, aiutando le wedding planner e occupandomi del budget.

Ho notato dal tuo Instagram che a volte lavori anche in Italia. Come ci riesci?

Qua in Louisiana la stagione dei matrimoni inizia a settembre e finisce ad Aprile, mentre in Europa la stagione inizia a maggio e finisce alla fine di settembre: i miei impegni lavorativi di solito non si accavallano e queste tempistiche mi consentono di fare anche due stagioni back to back. Negli ultimi anni ho anche collaborato con fioristi italiani di tutto rispetto come Olivia Brusca e Stiatti Fiori e queste esperienze si sono rivelate importanti. In futuro di certo aprirò ulteriormente i miei orizzonti e troverò altre possibilità, visto che ho tanta esperienza e parlo perfettamente l’inglese.

Come pensi che possa evolvere la tua carriera di fiorista?

Mi occuperò sempre di eventi anche se da un punto di vista professionale bouquet e boutonnieres non mi interessano più tanto. Amo lavorare la materia prima e dar vita a grandi installazioni floreali. Ho avuto il privilegio di frequentare grandi convention organizzate dall’American Institute of Floral Designers e lì ho imparato molto sull’architettura floreale e ho messo in pratica la mia esperienza come ho potuto. Mi auguro di riuscire di continuare a fare lavori altamente creativi in futuro, sia qua negli States che in Italia.

Cosa ti manca dell’Italia e delle Marche?

Innanzitutto la famiglia e gli amici e come in Italia tutto ruoti attorno alla comunità. Non è lo stesso qua negli Stati Uniti e a volte si ha la percezione che ognuno viva nella sua bolla. Mi manca lo stile di vita italiano, per non parlare del cibo. Qua in Louisiana c’è un’importante tradizione culinaria basata sulla cucina creola e francese, ma la cucina tradizionale è spesso fritta e pesante e io non ci vado molto d’accordo. Mi manca la dieta mediterranea, quel cibo semplice cucinato con ingredienti stagionali e condito solo con olio d’oliva che qua non riesco nemmeno a preparare con facilità: New Orleans non è New York ed è difficile reperire ingredienti di alta qualità e genuinamente italiani per cucinare veri piatti italiani a casa.

Poi mi mancano i nostri paesaggi: qua in Louisiana la natura è tropicale e lussureggiante, il sogni di ogni fiorista in quando mi basta uscire di casa e trovare al lato della strada la materia prima per creare al volo una bella composizione! D’altro canto mi manca la varietà del paesaggio che c’è in Italia e in particolare nelle Marche dove si trova un po’ di tutto, anche nella mia provincia: Pesaro è una città attiva e culturale, vicino abbiamo la meraviglia del Parco Naturale Monte San Bartolo, e a poca distanza troviamo gli appennini e le colline costellate di ulivi e vigne. Della mia zona mi mancano i tanti eventi estivi.

Che festival ed eventi frequenti quando sei nell Marche?

Amo molto Passaggi Festival, ma il mio preferito è Villa & Castella che porta eventi culturali in posti suggestivi del nord della regione. Eventi del genere mi danno la possibilità di andare alla scoperta delle Marche: ho lasciato l’Italia a 21 anni e ho passato gran parte della mia vita adulta in America per cui quando torno a casa non manco di andare alla scoperta della mia regione.

Quando sei a Pesaro che posti frequenti?

Mi piace un sacco il circolo culturale indipendente Lamusarauka, dove artisti si incontrano e organizzano eventi culturali.

Un altro posto dove adoro mangiarmi una pizza a Pesaro è  C’era una volta.

Per i concerti estivi invece Dalla Cira: è un locale proprio sulla spiaggia e qua ci sono concerti e dj set abbastanza alternativi. Quando sono a Pesaro ci vado sempre.

Che piani hai per il futuro?

Il mio obiettivo è di riuscire a vivere a metà fra New Orleans e l’Italia. Mio marito ha un lavoro molto flessibile per cui mi auguro che ci riusciremo, anche con il nostro piccolino appena nato!