LA TAVOLA MARCHE

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Se poteste decidere di realizzare il vostro sogno più pazzo, quale sarebbe? E dove vi porterebbe? Nel caso di Ashley Bartner, proprietaria e fondatrice  de La Tavola Marche, la guesthouse e scuola di cucina più famosa delle Marche nella provincia di Pesaro and Urbino, il suo sogno si avverò grazie a una buona dose di temerarietà. La determinazione, l’olio di gomito e il talento dei Bartner ha dato vita nel 2007 a La Tavola Marche che accoglie ospiti da tutto il mondo, incuriositi dal potere vivere un’autentica  esperienza italiana in questa zona rurale delle Marche settentronali.

Ashley, come ti è venuto in mente di iniziare una scuola di cucina? E perché l’Italia?

È una storia imbarazzantemente romantica! All’epoca vivevamo a Brooklyn, ma nel 2006 eravamo venuti in Italia in luna di miele. Il nostro era stato un matrimonio senza fronzoli perché l’intenzione era di investire i nostri soldi in un lungo viaggio oltreoceano. Restammo in Italia circa un mese e alla fine del viaggio dissi a Jason [il marito Jason Bartner, co-fondatore de La Tavola Marche]: “Oh, ma sai che io qua potrei viverci?”. Jason mi guardò come se fossi pazza o ubriaca, visto che stavo sorseggiando un bicchiere di vino. Dopo esser rientrati negli Stati Uniti l’idea di vivere in Italia divenne un chiodo fisso e iniziai a reperire informazioni sull’Italia per capire se questo pazzo sogno potesse effettivamente diventare realtà.

È una mossa da veri temerari!

Oprah [Winfrey] una volta disse “vivi realizzando i tuoi sogni più pazzi!” e io sono d’accordo con questa affermazione. Perché non provarci? Iniziai a informarmi sul come comprar casa in Italia. Era il 2006 e all’epoca stavamo per trasferirci in California, ma mentre valutavamo i costi di una possibile nuova casa e confrontando quello che avremmo potuto guadagnare affittando il nostro appartamento a Brooklyn, all’improvviso quella che sembrava una fantasticheria si trasformò in una possibilità tangibile. In tutta onestà facemmo una pazzia, ma alla fin fine studiammo bene il concept de La Tavola Marche con business plan alla mano. Jason era uno executive chef a New York e anche io avevo sempre lavorato nel settore ospitalità per cui le prospettive erano buone.

Come vi è venuto in mente il concept per La Tavola Marche?

Pensammo che scegliendo una regione sconosciuta ai più, saremmo potuti diventare la chiave di volta per la scoperta di quel posto da parte degli stranieri in modo da mostrar loro quel lato genuino che sono una persona del posto può darti. Ad esempio per me essere in Italia equivaleva a girare per piccoli borghi, dove dalle finestre potevo sentire il suono delle posate sbattere sui piatti e annusare l’odore del cibo sul fuoco, ma al contempo non sapevo da dove quel suono o odore venissero. All’epoca desideravo possedere la chiave che aprisse quelle porte e, se l’avessi avuta, quell’esperienza sarebbe stata molto più profonda…poi pensai che quella chiave per aprire questo mondo potevamo essere noi e che avremmo potuto connettere le persone al luogo tramite il cibo.

Lavorate anche ad altri progetti e vi capita di assistere persone che vogliono fare la vostra stessa pazzia?

Si. Facciamo molto lavoro di consulenza e negli ultimi anni abbiamo anche assistito altre persone che vogliono aprire un’attività in Italia.

Cosa dici a coloro che pensano di trasferirsi in Italia?

Fatelo! Trasferitevi! Subito!

[Ride]. In realtà raccontiamo ai curiosi la storia di due giovani innamorati che poco dopo la luna di miele in Italia decisero di cambiare vita. Due persone che, nonostante non avessero sangue italiano e nemmeno un legame familiare con questo posto, ce l’hanno fatta. Abbiamo deciso di trasferirci per migliorare la nostra qualità di vita: è per questo che siamo venuti in Italia e la ragione per cui non ce ne siamo più andati. Quando Jason era executive chef, lavorava a Manhattan facendo turni di lavoro massacranti e con quei ritmi anche la passione per il tuo lavoro di cuoco si spegne. Qua paradossalmente lavoriamo ancora di più e con tutta la responsabilità sulle nostre spalle, ma dà molta più soddisfazione e la passione per la cucina si è riaccesa.

Siete completamente onesti con i vostri clienti quando vi chiedono della vita in Italia? Qualcuno si è mai disamorato dell’idea?

Noi diciamo che il viaggio per trasferirsi in Italia si fa una strada italiana. Ci sono un sacco di buche, incroci, strade chiuse e a volte la strada non arriva da nessuna parte. Ci sono persone che pensano di volersi trasferire in Italia, ma dopo aver partecipato al nostro workshop realizzano che l’Italia è per loro un bel posto dove venire in vacanza e magari optano per acquistare una casa vacanze, invece che avviare un’attività.

Da dove arrivano i vostri ospiti?

Abbiamo clienti e ospiti da tutto il mondo. A La Tavola Marche arrivano tanti americani, ma anche italiani dalle grandi città come Milano o Roma. Al momento abbiamo ospiti olandesi che vogliono iniziare un’attività qua e noi li stiamo aiutando in questo. È interessante ascoltare le storie di queste persone e anche aiutarle nel loro percorso, usando il nostro background per assisterli al meglio.

Parlavate italiano prima di venire qua?

Abbiamo imparato la lingua pian piano. Abbiamo iniziato a studiarla non appena deciso di trasferirci in Italia un anno e mezzo prima del viaggio. Una volta arrivati qua conoscevamo poche parole e frasi, ma Jason parlava bene lo spagnolo e questo ha aiutato molto. Poi a quell’epoca non esistevano traduttori automatici, le app e gli IPhone! Era il 2007 e ci trovavamo in negli Appennini abbastanza isolati finché finalmente entrammo in contatto con la gente del posto che invece si dimostrò amichevole e disposta ad aiutarci.

Appena arrivati iniziammo subito a prendere lezioni di lingua e non fu facile…quando dovevamo chiamare l’idraulico, ci toccava prendere appunti e leggere frasi fatte dal frasario! Scrivevamo le risposte telefoniche che ci davano e rispondevamo sempre ‘Si, si’ e poi un attimo dopo traducevamo la frase che ci avevano detto e richiamavamo dicendo ‘NO, NO!’

E cosa mi dici della burocrazia italiana?

Noi siamo stati molto fortunati in quanto dall’inizio ci siamo avvalsi di un commercialista straordinario che ci ha aiutato a navigare le tumultuose acque della burocrazia italiana! Era giovane, incuriosito dalla nostra storia e molto entusiasta di aiutarci. Inizialmente non mi fidai di lui e mi chiedevo perché volesse aiutarci. Avevo letto cose strane sull’Italia e pensavo che ci stesse fregando o volesse solo prendere commissioni presentandoci a destra e a manca, ma poi si rivelò incredibilmente affidabile. Ad esempio durante un incontro con un losco proprietario di un immobile che stavamo per acquistare, ci chiamò in disparte con la scusa del caffè e ci consigliò di non procedere e questo fu il miglior consiglio che potesse darci. È tutt’ora il nostro commercialista, siamo stati al suo matrimonio e giuriamo che se avremo figlio li chiameremo Fabio, Fabietta, o Fabia in suo onore [ride].

Quanto vi ci volle tecnicamente per trasferirvi dagli USA alle Marche?

Ci volle un anno e mezzo dalla luna di miele al trasferimento nel casale dove viviamo tutt’ora. Davvero, si può fare! E considerate che noi non sguazzavamo nell’oro, abbiamo fatto tutto da soli risparmiando il più possibile ma grazie alla nostra determinazione alla fine siamo riusciti. C’è da dire che non avevamo nulla che ci tenesse negli Stati Uniti: non avevamo figli o un mutuo e avevamo l’età giusta per fare questa pazzia [venticinque anni circa]. Pensammo che anche se avessimo fallito miseramente almeno potevamo dire di aver vissuto in Italia!

Durante quell’anno visitammo l’Italia quattro volte, anche in autunno, quando non era tutto rose e fiori e visitammo diverse zone delle Marche. Alla fine optammo per la provincia di Pesaro e Urbino nel nord della regione e poi ci affidammo alla nostra buona stella.

Quanto vi ci volle per poter accomodare i primi ospiti?

La prima prenotazione era fissata a tre mesi dal nostro arrivo. Avevamo bisogno di incassare perché avevamo speso tutto per trasferirci! In tre mesi abbiamo sistemato la casa che, fortunatamente, non aveva danni strutturali, ma necessitava solo di olio di gomito e pittura. Nel corso degli anni abbiamo poi installato una cucina nuova e aggiunto un patio, ma la casa era stata ristrutturata nel 1997 per cui non aveva bisogno di tanto lavoro.

Cosa consigli di fare a qualcuno che viene in viaggio qua?

Ecco i miei luoghi del cuore.

Urbino: Sito UNESCO, città natale di Raffaello e del Duca Federico da Montefeltro.

Fano: noi AMIAMO Fano. È una bellissima città costiera perfetta per pedalate sul lungomare e con quel gusto da vecchia città di marinai.

Gola del Furlo: meravigliosa per giri in auto panoramici e passeggiate nella natura

Grotte di Frasassi: uno spettacolo assoluto per tutte le età!

Mondavio: si trova fra La Tavola Marche e la costa e ha una fortezza antica e una bellissima vista sulla campagna.

Potrei consigliarvi milioni di posti da visitare!

Dicci qualcosa sulla zona dove vivete voi, nei pressi di Piobbico.

Beh, innanzi tutto noi adoriamo i marchigiani! Siamo stati accolti a braccia aperte dai nostri vicini e pure da quelli dei borghi vicini. Piobbico si trova nel cuore della valle del tartufo e per noi che ci occupiamo di cibo è incredibile. Un dettaglio kitsch: la nostra cittadina Piobbico ospita il Club dei Brutti. Il più brutto d’Italia viene eletto ogni anno durante la Sagra della Polenta e in quell’occasione arrivano nel borgo brutti da tutto il mondo. Persino la BBC fece un servizio su questo particolarissimo evento! Ci contattarono un paio di anni fa in quanto eravamo le uniche persone nella zona che parlavano inglese bene e volevano avere la nostra opinione sul festival.

Aspetta, mi stai dicendo che c’è un’associazione dei brutti nelle Marche?! Chi elegge il vincitore?

Si, c’è e il più brutto d’Italia viene eletto dal presidente del club. È una cosa seria! Quando ci trasferimmo qua dei membri del club vennero pure a bussare alla nostra porta per parlarci dell’associazione. Erano emozionatissimi al pensiero che degli americani potessero unirsi al club dei brutti! Io non mi qualificai, mentre Jason fu reputato molto brutto! Ad ogni modo la filosofia del club è che c’è bellezza dietro ogni bruttura.

Si sente spesso dire che Le Marche sono una delle regioni più socievoli d’Italia. Sei d’accordo?

Beh, a giudicare dal Club, non solo socievole, ma anche piena di senso dell’umorismo!

Ad ogni modo si, assolutamente. Quando ci trasferimmo qua non pensavamo che un giorno avremmo fatto parte di una comunità. Il vero cuore del nostro business è lo stare assieme, la convivialità per cui qua ci sentiamo a nostro agio subito.

Avevate 25 anni quando siete arrivati in Italia. È stato difficile stare così a lungo lontani dalle vostre famiglie?

Si, e i nostri vicini ci chiedevano sempre delle nostre mamme! Il vicino a Pasqua ci portava la tradizionale pizza di Pasqua fatta da sua madre perché le nostre famiglie erano lontane e in un certo senso ci adottarono.

Quindi siete stati accolti subito come parte della comunità?

Direi di si. Siamo stati fortunati anche perché al momento del nostro arrivo molti giovani si erano trasferiti in città più grandi, per cui gli anziani ci presero a cuore e vollero insegnarci le tradizioni. Non penso che all’inizio però pensassero che potessimo farcela: forse ci vedevano come due americani pazzi. Continuavano a dirci: “Sono gli italiani ad andare in America, non il contrario!”

Qual è il vostro piatto marchigiano preferito?

Ce ne sono molti… direi però le varie preparazioni a base di maiale.

I marchigiani sono eccellenti allevatori di maiali e macellai e per me qualsiasi piatto a base di carne di maiale è una delizia. Poi amo molto il brodetto, vincisgrassi, la polenta e ovviamente i tartufi tipici della nostra zona. Le salsicce e gli affettati di maiale restano comunque i miei preferiti.

Qual è un luogo nelle Marche che devi ancora visitare?

I Sibillini! Noi non siamo mai stati a vedere i campi di lenticchie nei pressi di Castelluccio che però si trova nella vicina Umrbia.

Qual è il momento dell’anno che ti piace di più?

L’autunno è la mia stagione del cuore. Devo dire che vivendo in campagna si apprezza molto la primavera, quando tutto rinasce e c’è qualcosa di incredibilmente sdolcinato in tutto questo. Ma in cuor mio amo l’autunno: amo la legna accatastata al lato della strada, l’odore di camino, andare in gita in Umbria a comprare il cashmere per l’inverno. Da proprietaria di un’attività prevalentemente estiva poi sono contenta di chiudere i battenti per un po’ e riposare, visto che in genere agosto e settembre sono molto pieni. Dell’autunno poi amo la vendemmia e la raccolta delle olive che segnano il cambio di stagione.

Cosa avresti voluto sapere prima di avventurarti nelle Marche?

Conoscere meglio l’italiano all’inizio avrebbe aiutato, anche se poi l’abbiamo imparato lo stesso. Quando siamo venuti qua eravamo giovani, e come spugne assorbivamo e accoglievamo tutto.

Nel corso degli anni tu e Jason avete fatto molto per promuovere la regione, tanto che nel 2018 vi è stato anche assegnato un riconoscimento ufficiale dalla Regione Marche per i vostri servizi al turismo. C’è una parte di voi che rimpiange non aver tenuto la regione segreta?!

È dura per me…amo promuovere la regione ma allo stesso tempo vorrei tenerla tutta per me!

Il borgo più vicino, Piobbico, è a pochi chilometri da casa vostra. Conoscete molti altri expat in zona?

No, non ci sono molti expat. Conosciamo delle famiglie olandesi, ma a parte loro nelle vicinanze non ci sono molti stranieri!

Avete rimpianti?                                                     

No! Mai! Nemmeno uno!

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