IL CUORE MARCHIGIANO DI LONDRA

English / Italian

In questo annus horribilis intriso di divieti di spostamenti e cambiamenti al nostra stile di vita, storie come quella di Igor Iacopini, proprietario e fondatore del ristorante Rosso di Sera nel West End londinese, ci ricordano di quanto sia importante il poter esplorare oltre i propri confini e cogliere opportunità in altri paesi. È grazie a questa libertà che Igor ha scoperto Londra 20 anni fa: qui ha fatto incontri fondamentali, scoperto nuove tradizioni culinarie e realizzato che Le Marche avevano in realtà un retaggio di enorme valore che nessuno nel Regno Unito conosceva. Come spesso accade, è stata la distanza ad accrescere l’attaccamento alla propria terra e fargli apprezzare come mai prima la nostra piccola “contea” e fargli decidere, nel 2007, di condividere con gli altri il suo patrimonio culturale e gastronomico aprendo Rossodisera. Questo ristorante ad oggi resta la roccaforte della cultura marchigiana a Londra e nel Regno Unito oltre che essere punto d’incontro per i marchigiani in città. Rossodisera è il cuore marchigiano pulsante a Londra.

Igor cosa ti ha portato da Fermo a Londra e cosa rende Rossodisera e Le Marche uniche?

È iniziato tutto quando ho avuto l’opportunità di viaggiare all’estero con maggior frequenza, al termine degli studi accademici. Questo mi ha portato a fare paragoni fra cosa offrono altri luoghi e apprezzare la qualità e la genuinità del prodotto alimentare marchigiano, la sua tradizione culinaria e il potenziale come destinazione turistica. Sono d’accordo quando si dice che non ci si rende conto del potenziale che abbiamo a casa fin quando non ce ne allontaniamo. Chi entra in contatto con il nostro territorio ha esattamente la stessa impressione.

Come marchigiani continuiamo a mantenere un rapporto forte con il passato, con quello che ci hanno tramandato le generazioni precedenti e, oltre alla bellezza naturale che contraddistingue il territorio, i suoi borghi e i suoi paesaggi, ci siamo da sempre distinti per una forte tendenza alla conservazione e all’autodeterminazione. Spesso chi viaggia nelle Marche (o chi entra al Rossodisera a Covent Garden, nel mio caso) rimane emotivamente coinvolto da uno spaccato assolutamente fedele del nostro passato nell’era della globalizzazione.

Da qui nasce una genuina curiosità verso Le Marche che noi soddisfiamo con la nostra cucina, le ricette tradizionali, i prodotti locali, il racconto del nostro background. Nel raccontare ai clienti del Rossodisera dove e come è nato tutto questo, mi ritrovo a far riferimento alla “Contea degli Hobbit” della Trilogia di Tolkien: noi marchigiani siamo piccoli, orgogliosi, ma in definitiva accoglienti, e la nostra Terra è tutto quello che si potrebbe desiderare.

Quando sei venuto a Londra per la prima volta hai notato subito l’assenza di realtà marchigiane in città?

Il profilo marchigiano mancava in tutti i paesi che ho visitato. Semplicemente Le Marche non esistevano per nessuno, tranne quando venivano fuori nomi autorevoli del passato come Raffaello Sanzio, Leopardi, Rossini, oppure qualche brand della moda nato da noi, oppure ancora qualche centro urbano degno di interesse nelle cronache storiche del passato, come ad esempio Urbino o Fabriano. A quel punto le persone reagivano alla stessa maniera: “Ah! Sono quelle Le Marche?”

Dal punto di vista della cucina, sicuramente un format regionale marchigiano non era contemplabile all’inizio degli anni 2000. C’erano moltissimi marchigiani che lavoravano nella ristorazione a Londra, ma nessuno, anche chef che avevano raggiunto un certo rango, aveva il coraggio di affermarsi attraverso la cucina del territorio. Diciamo che una cucina italiana “generica” e convenzionale era la scelta più facile e sicura.

Soffiava al contempo il vento del cambiamento. Globalizzazione significava che la consapevolezza delle componenti regionali italiane venivano finalmente a galla. I clienti britannici e la comunità internazionale di Londra iniziavano a scoprire realtà regionali di grande valore e ne furono incuriositi. Questo è un trend in ascesa e sono oggi fiero che Rossodisera sia il punto di riferimento della cucina marchigiana per i londinesi. A parte questo, tutto il team è felice e orgoglioso di rappresentare anche un bastione del brand “Le Marche” qua nel Regno Unito.

Da quando avete aperto il ristorante hai notati un aumento di interesse nella regione nel Regno Unito?

Assolutamente sì, la crescita d’interesse è stata stabile e costante. Siamo riusciti a soddisfare quel bisogno di nuovo e diverso che maturava da anni. Proponiamo sapori tradizionali e autentici e una qualità vincente a Londra. Il tagliere di salumi è tra i piatti più richiesti, e il ciauscolo, per fare un esempio, lo trovi solo da noi.

Le olive ascolane e i cremini intercettano “strategicamente” la voglia di “fritto” britannica (tradizionalmente soddisfatta dal solo fish n’ chips). Come pure il ragù di coniglio, il sugo “de lo vatte” e i vincisgrassi aggiungono notevole spessore ad una percezione di cucina italiana convenzionalmente fatta dai classici sughi bolognese o lasagne.

Che ci dici della comunità marchigiana a Londra? Siete in tanti a vivere e lavorare qui?

La comunità italiana a Londra è cresciuta notevolmente negli ultimi 20 anni e ovviamente anche quella marchigiana. Con i social poi è facile conoscere e avvicinarsi a chi condivide un background comune, le proprie radici marchigiane. In tutto questo Rossodisera è stato un punto di riferimento per tantissimi marchigiani a Londra, finalmente hanno avuto un posto dove sentirsi nuovamente e “veramente” a casa.

Da sempre, anche il team del Rossodisera è formato da marchigiani e questo ha sempre attirato altri marchigiani. Ritrovare la cucina, le tradizioni e i sapori a tavola, e al tempo stesso le consuetudini, la gestualità, il parlato, la dialettica spicciola, i modi di dire, in un ambiente totalmente fedele alle nostre trattorie e osterie, li sorprende tutti. Da parte loro, spesso per i marchigiani venire al Rossodisera rappresenta un modo per addolcire quell’astinenza che sentono inevitabilmente con il protrarsi dei periodi fuori dall’Italia.

L’ultimo anno è stato particolarmente duro per il settore della ristorazione. Come l’avete vissuto voi?

Sicuramente il COVID ci ha portato a mettere in discussione i canoni di convivenza a cui eravamo abituati. Al di là dell’enorme numero di vittime, questa è assolutamente la terribile eredità nella quale la pandemia ci costringe a specchiarci. L’essere umano ha bisogno dei suoi simili, l’isolamento può significare impossibilità di completarsi, un vincolo nel potersi esprimere, confrontarsi, donarsi agli altri. Credo che la sfida più grande sarà dimostrare a noi stessi di essere stati capaci di vincere sugli effetti negativi che si sono prodotti, tornando ad esprimere il nostro bisogno di socialità e di empatia con gli altri.

Naturalmente per Rossodisera tutto questo riguarda la necessità di un adattamento per sopravvivere. In termini di modalità di vendita, il take-away è certamente il principale concetto di cui si parla in questo senso. Abbiamo riflettuto a lungo su come proporci e, ancora una volta, la marchigianità è un fattore importante. Credo che vincolarci ad un servizio take-away standard sia una scelta obbligata e che percorreremo in parte, ma che si rivolge a soggetti che si “accontentano” di ricevere un piatto che quasi sempre sarà consumato freddo o riscaldato. Questo può corrispondere ad un livello qualitativo potenzialmente non gratificante sia per noi che per il cliente, per cui andrebbe incoraggiato solo se supportato da una distanza “ragionevole” del destinatario. Per questo stiamo cercando di coinvolgere una clientela amante dei fornelli e connoisseur della buona cucina, fornendo gli ingredienti del piatto da assemblare a casa e servito caldo, con istruzioni per l’uso e tempi di cottura ridotti.

Per esempio, una porzione di ragù di coniglio e delle tagliatelle fatte a mano, che il cliente dovrà solo sbollentare e saltare in padella, per un tempo di preparazione di 10 minuti. Ci metterà qualcosa di suo e sicuramente apprezzerà di più il risultato: un modo per rafforzare il nostro rapporto con la clientela.

Cosa ti manca delle Marche? Ogni quanto torni a casa?

A parte questi ultimi 8 mesi, non passo mai periodi lunghi senza tornare a casa. Come detto sono di Fermo e tutto quello a cui tengo è nato da quelle parti: la famiglia, gli amici, l’abitudine ai ritmi della “Contea”.

Nonostante la distanza e i periodi di assenza ho costantemente rafforzato il rapporto con le Marche e con le persone che ne sono parte, un po’ per lavoro, un po’ perché (io e tutto il team del Rossodisera) siamo a volte destinatari di richieste “di aiuto” da chi approda a Londra per la prima volta, in cerca di lavoro, per motivi di studio, per iniziative imprenditoriali oppure missioni “istituzionali”. Un po’ come succedeva a chi emigrava in America nei secoli scorsi, si cercava sempre qualcuno del paese. In quasi 15 anni da quando mi sono trasferito qui, ho conosciuto centinaia di marchigiani e molti tornano a trovarmi quando sono nelle vicinanze. Questo non mi fa sentire troppo la mancanza e poi al Rossodisera si parla sempre un po’ in dialetto, è come non essersene mai andati…

Quali sono i tuoi fornitori di fiducia?

Naturalmente, sono molti, ma non vorrei scontentare nessuno. Da sempre hanno condiviso tratti comuni, sono aziende con un carattere preminentemente familiare. Da Urbino ad Ascoli Piceno, dagli Appennini all’Adriatico, sono molti i produttori con cui abbiamo una relazione commerciale stabile, ma anche lì, spesso si risolve in amicizia e percepisco la loro riconoscenza nel portare nel cuore di Londra il risultato del loro lavoro.

Dove consigli di andare a chi si trova nelle Marche?

Le Marche sono la nuova frontiera per chi vuole un’esperienza di viaggio diversa e più profonda, per chi non si accontenta del solo relax. Come viaggiatore ho sempre cercato di scoprire il carattere di chi mi accoglie, entrare nelle abitudini del posto, sicuramente la cucina e i prodotti locali sono un modo per intensificare questo tipo di esperienza. Finisco spesso per esasperare la mia compagna perché appena arrivati a destinazione mi metto alla spasmodica ricerca del posto “giusto” dove mangiare o bere qualcosa, e spesso si tratta di una trattoria all’apparenza modesta.

Finisco sempre con il chiedermi come sarebbe per me vivere in quel posto, e questo è garanzia di successo, significa che mi sono trovato bene. Per lo stesso motivo credo che la nostra regione offra tantissimo in questo senso. Ci si può rilassare sulle spiagge della costa come sulla magnifica Riviera del Conero, oppure avventurarsi nei borghi, tutti bellissimi e ognuno con il suo pezzo di storia, arte e cultura da raccontare. Ci sono le attività all’aria aperta, anche nei mesi freddi, come la caccia al tartufo, o, sempre con qualcuno disposto ad farti scoprire qualcosa di speciale, il trekking, il cicloturismo, la magia della Sibilla. Faccio fatica a fare dei nomi, ma personalmente amo molto i borghi intorno a Fermo.

Ho sentito che di recente hai avviato un’altra attività a Fermo. Di cosa si tratta?

Nel 2020 io e la mia famiglia abbiamo investito in un agriturismo chiamato Fonte Moscò situato Ponzano. È all’interno del borgo medievale e offre molto, specialmente a coloro che passano gran parte del loro tempo in città o addirittura metropoli come Londra. Amo questo posto perché da generazioni le radici della mia famiglia affondano qui. Considera che anche i mattoncini all’interno di Rossodisera provengono da un vecchio casolare situato a Ponzano. La scorsa estate durante il lockdown di Londra, mi sono ritrovato qua e ho scoperto tanti bellissimi borghi medievali

Ho accompagnato alcuni degli ospiti di Fonte Moscò alla scoperta di questi luoghi e ne sono rimasti tutti rapiti. Abbiamo visitato Moresco, Torre di Palme, Santa Vittoria in Matenano, Fermo, San Ginesio, Monte San Martino e molti altri. È stato come farli andare indietro nel tempo.

Prenotate un tavolo a Rossodisera tramite il sito e telefonando al 020 7240 3683.

5 Monmouth St, London WC2H 9DA

rossodisera.co.uk | Instagram | Facebook | Twitter

All images supplied by Rossodisera.