ANDREA VOLPINI, COLTIVATORE DI ORO ROSSO MARCHIGIANO

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Quando io e mio marito Peter decidemmo di rientrare nelle Marche dopo qualche anno nella sua città natale Londra, il nostro sogno era quello di tanti: andare a vivere in campagna. Ovviamente, non essendo altro che una vergine nevrotica, avevo fatto un bel po’ di ricerca e ne avevo convenuto che avremmo potuto sostentarci gestendo una umile guesthouse e producendo zafferano biologico. Nelle Marche esistevano già produttori di zafferano e questo mi diede speranza perché era sintomo di una chiara domanda del mercato. Poco prima di rientrare mio padre ci offrì pure il casolare sperduto nella campagna durantina dove viveva, dove avremmo in teoria potuto aprire la nostra piccola attività ricettiva e una piccola coltivazione di zafferano. Il nostro sogno bucolico era pronto per realizzarsi ma all’ultimo il realismo estremo prevalse e ci rendemmo conto che sarebbe stata davvero troppo dura vivere nel bel mezzo del nulla con un marmocchio di 5 anni. Mio padre restò a casa sua e noi ci trasferimmo nella bella Fano, la mia città natale.

Quella storia interrotta con lo zafferano però non è mai andata giù quindi quando realizzai che la persona dietro Zafferano Volpini era Andrea Volpini, un talentuoso videomaker che aveva pure lavorato a qualche mio evento, decisi di contattarlo e fargli qualche domanda, determinata a capire se per me lo zafferano rappresentava un’opportunità persa, o un colpo di pistola schivato.

Le Marche Magazine - Andrea Volpini

Durante la nostra chiacchierata ho scoperto che Andrea non è solo un appassionato coltivatore di zafferano e videomaker, è anche un ex pallavolista professionista, un maratoneta, un cuoco appassionato, un food blogger che ha pesino collaborato con Tasty e un viaggiatore avventuroso. È un entusiasta per la vita la cui curiosità ha spinto sempre alla ricerca di nuove sfide. Parlando con lui ho colto le sfumature della vita del coltivatore e ho capito che ci vuole la stessa grinta e costanza impiegata dal maratoneta a finire una gara per andare avanti.

Come ti è venuto in mente di coltivare lo zafferano?

È iniziato tutto qualche anno fa, quando i miei genitori acquistarono un casolare con un po’ di terra nella campagna intorno a Recanati e mi si è improvvisamente presentata la possibilità di coltivare il mio cibo. Il cibo e la cucina erano sempre state due grandi passioni e per anni ho curato un canale YouTube abbastanza seguito chiamato Enjoy Different Taste dove condividevo ricette ispirate dai miei viaggi intorno al mondo. Lo zafferano mi affascinava particolarmente e in particolare l’idea di coltivarlo biologico e a mano: da quel che ne sapevo, coltivare lo zafferano biologico significava non usare macchine e richiedeva un sacco di impegno personale, ma io ero pronto ad imbarcarmi in questa nuova avventura.

Come hai iniziato e come hai tramutato un interesse in lavoro?

Ho iniziato nel 2015 con una manciata ma, avendoci preso la mano rapidamente, ho di anno in anno aumentato la quantità e così incrementato la mia piccola produzione. Con il tampo mi sono fatto più esperto e anche la quantità di pistilli prodotti è aumentata tanto che mi sono deciso a transformare quella che era passione in un lavoro. Ho aperto la mia azienda agricola, creato un sito internet con e-commerce, attivato tutti i miei canali sociale dato ufficialmente vita a Zafferano Volpini. Il mio zafferano può essere or acquistato online da utenti finali, ma anche da ristoratori.

Le Marche Magazine - Andrea Volpini

Qual è il calendario annuale del coltivatore di zafferano?

La produzione di zafferano si sviluppa in diverse fasi. La prima, a fine giugno, è l rimozione dei bulbi dal terreno con un attrezzo chiamato scavapapate. Questo attrezzo assiste nell’aprire delicatamente il terreno per rivelare i vecchi bulbi che vengono poi rimossi a mano per essere poi ripuliti e suddivisi per grandezza. Questi bulbi possono anche essere venduti.

Poi dobbiamo preparare il terreno: all’inizio facevo tutto completamente a mano con una pala, ma poi ho deciso di acquistare una piccola fresatrice. Personalmente non uso fertilizzante, nemmeno letame.

Metà agosto è generalmente il momento migliore per piantare i bulbi. Li posiziono in file, distanziati di 10cm. Grandi aziende come quelle iraniane o spagnole compiono questa operazione con macchinari specifici, ma io curo questa fase a mano. Fra ottobre e novembre veniamo sbocciare le prime piantine e ogni mattina intorno alle 5 o le 6 si va nel campo a raccogliere i piccoli crochi viola. Il croco deve essere raccolto al mattino presto quando è ancora chiuso altrimenti il pistillo si bagna e si rovina. Subito dopo i fiori engono aperti, il pistillo rimosso e seccato. Inizialmente seccavo i pistilli all’aria, ma quando ho incrementato la produzione ho deciso di investire in un essiccatore.

Le Marche si prestano alla coltivazione dello zafferano?

Assolutamente, sia nelle zone più costiere dove mi trovo io, che in montagna dove sono presenti altri produttori. Perché lo zafferano cresca bene servono colline scoscese perché lo zafferano non ama l’umidità e l’acqua ovviamente drena sempre in discesa. È importante monitorare sempre il terreno per esser certi che non ci siano pozzanghere.

Le Marche Magazine - Andrea Volpini

Qual è l’aspetto più duro della vita del coltivatore di zafferano?

Se vuoi coltivare biologico come faccio io significa che non si possono usare erbicidi e che tutte le erbacce che crescono vicino alle piantine devono essere rimosse manualmente, due volte a settimana, tutto l’anno. L’unico posto dove si possono rimuovere le erbacce meccanicamente è fra le file di piante, ma non fra le piante stesse. Ci vuole davvero tanta dedizione per coltivare lo zafferano biologico!

Poi, se consideri che in certi momenti dell’anni si riescono a raccogliere diverse centinaia di fiori, che questo avviene all’alba e che poi nello stesso giorno i pistilli devono essere tutti rimossi e seccati, capisci che non è per tutti!

Le Marche Magazine - Andrea Volpini
Photo by Andrea Volpini

Quali sono i tratti del coltivatore di zafferano?

Decisamente la testardaggine e la perseveranza. Se non possiedi queste due qualità con lo zafferano non andrai lontano, specialmente se lo coltivi biologicamente. Non ci si può arrendere e bisogna donarsi alla terra, specialmente se si vuole creare un prodotto vendibile

To conclude, would you share a tasty recipe with us?

Sure, here it is. Enjoy!

PANNA COTTA ALLO ZAFFERANO CON PISTACCHI

Ingredienti

  • 500 ml di panna fresca
  • 0,10 gr di pistilli di zafferano
  • 8 gr di colla di pesce
  • 80 gr di zucchero
  • 40 gr di pistacchi
  1. Immergere la colla di pesce in acqua fredda per 10 minuti.
  2. Intipepidisci 100 gr di panna e aggiungi lo zafferano. Copri con un coperchio per non disperdere l’aroma.
  3. Versa la panna rimanente e lo zucchero in una casseruola, scalda bene senza portare ad ebollizione mescolando costantemente.
  4. Togli dal fuoco; rimuovi la colla di pesce e aggiungi al mix
  5. Versa il composto in uno stampo e lascia rapprendere in frigorifero per almeno 4 ore.
  6. Rimuovi dallo stampo, decora a piacere con i pistacchi e servi freddo.

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All photos by Andrea Volpini